A proposito del mio lavoro

Il mio lavoro

Solitamente il lavoro è eseguito su di un supporto rigido tipo MDF, compensato o altro materiale con caratteristiche simili. Questo è dovuto al fatto che la superficie rigida facilita l’uso di strumenti quali rulli, spatole e utensili simili, utili per lavorare su grandi superfici.

I colori usati sono solitamente acrilici, ma hanno il loro spazio anche pigmenti in polvere, pastelli, matite ma anche garze, stracci, giornali…etc. A volte l’uso del carboncino si rivela molto utile per creare toni scuri dalla consistenza vellutata. In questi casi il colore viene poi ricoperto con un fissativo acrilico.

Il mio lavoro ha solitamente una matrice di tipo emozionale. Desidero comunicare e mettere in evidenza le tensioni emozionali generate dagli avvenimenti della vita, da nuovi paesi, colori, musiche, etc. Tutte queste sensazioni si raccolgono nella mia memoria formando una specie di deposito del quale mi servo durante il lavoro. In questo senso il viaggiare costituisce una grande opportunità di conoscenza. Anche per questo spesso i lavori hanno nomi di paesi.

Quando il lavoro ha inizio ho solo una pallida idea di quello che sarà il risultato finale. Inizia un viaggio lungo senza una meta prestabilita.

Spesso è proprio durante il lavoro che certe forme si palesano invitandoci a seguire strade diverse da quelle inizialmente pensate. Il rullo corre sulla superficie, la spatola aggiunge o toglie colore, i pastelli enfatizzano le forme appena percepite e qualcosa accade…emerge una nuova possibilità.

Questo è il momento cruciale: La nuova forma reclama visibilità, va resa reale.

Così sono nasce “Borea” a ricordare le vette e il freddo del vento del Nord, così emerge dai ricordi di un viaggio in Egitto, “Luxor”.

Bruno Munari, noto designer disse una volta: “E’ un gioco terribilmente serio” riferendosi a questo esercizio di estrarre e distillare emozioni dalla propria memoria.

Chryssis Vici (2013)

“Alberi, nostri fratelli”

Una volta sono capitato in un bosco da solo, ma passato il primo momento non mi sono sentito affatto solo. A ogni passo mi sembrava di incontrare qualcuno, non umani ma Alberi. Alcuni con sembianze che richiamavano la figura umana: braccia, gambe, strane posture …

Ho iniziato a osservarli attentamente, non più con uno sguardo superficiale. Mi è sembrato che comunicassero e ho iniziato a selezionarli secondo i loro caratteri antropomorfi. Vi era quello aggressivo, il dolce, il pigro, lo sfuggente, il presuntuoso ecc… Insomma una vera e varia popolazione.

Netta è stata la sensazione di essere caduto involontariamente in un’altra dimensione della nostra abituale realtà. Quasi fosse un ghetto dove una popolazione straniera conducesse una vita simile alla nostra ma con diverse caratteristiche. Queste riguardavano soprattutto la concezione del tempo e la mobilità o se si vuole staticità. Mi sono emozionato e ho deciso di provare a tradurre queste mi emozioni in immagini.

Chryssis Vici (2020)

“Battelli e Relitti”

Questa è una serie di lavori eseguita usando colori ad olio con l’aggiunta di cera d’api. In sintesi il colore invece di essere diluito con olio viene miscelato con un impasto composto da cera d’api e un diluente in grado di mantenerla morbida e lavorabile.

Per quanto riguarda il soggetto principale trattato nel lavoro “Relitti”, questo è dovuto al fatto che per un certo periodo ho frequentato cantieri navali e qui ho avuto modo per la prima volta di incontrare queste regine del mare oramai in disuso.

Sono rimasto affascinato dal loro aspetto deteriorato…quelle loro vecchie vernici scrostate… i loro fatiscenti arredi.. Tutte cose che raccontano di grandi viaggi, avventure, vite intrepide.

Cose che ora riposano solo nei sogni di questi vecchi legni abbandonati.

Chryssis Vici (2018)