L’inquietudine di VICI

L’inquietudine di VICI.

di Rolando Culluccini – Aprile 2012

“… Grandi facciate con piccole finestre, leggeri rettangoli bianchi volanti e una grande luna bucata sul fondo d’ocra e una terra scabra ma pulsante… e una piccola scritta che dice: è arrivato l’inverno a questi viali chiari e spogli…”.
Oppure: …” Su un leggero grigio di perla alza la sua bandiera l’albero maestro dallo scafo appena delineato e sconvolto dalla tempesta bianca e grigia, dove si scurisce l’onda d’argento blu e verde…”.
E ancora: “ I delfini scivolando s’intersecano ritagliati su cartoni celesti e scompaiono nel grigio mare…”.

Tre tentativi di descrivere con le parole, certo inadeguate, i suggerimenti che alcune opere di Chryssis Vici, del periodo che è possibile definire dell’Arte Povera, hanno proposto anzi sollecitato con la loro essenza, perché, possiamo dirlo, ogni opera di quest’artista, non ci dà tregua, spinge con una tenera insistenza alla realizzazione di una formula che sia il più possibile comunicativa e descrittiva di quello che suggerisce con instancabile volontà di attuazione. Ma non appena si è intuita la formula per collocare la sua creatività in un tema che sia utile, cioè “sappiamo di cosa parliamo…”, la ricerca spigliata spingente inesauribile di Vici, ci costringe a dimenticare ogni struttura di assetto, per rivelarci o suggerirci altri mondi, altre fantasie, altre chimere da inseguire, proteggere, interpretare.
Il superamento quindi di ogni tecnica per appropriarsi della successiva, che forse nei programmi può considerarsi più idonea a esprimere quello stimolo interiore improrogabile nell’animo, e nella mente, di chi per suo dolore o fortuna ospita in se la volontà di rivelare.

Recentemente spiando nel suo studio un gruppo di tele, ho scoperto i suoi lavori dedicati alla figura
e i dipinti risolti su questo tema così ampio e difficile. E ho saputo, dopo interrogatori da terzo grado poiché Vici non parla volentieri del suo lavoro, che da qualche tempo il suo impegno si compie nella quotidiana ricerca sulla figura umana risolvendo pacatamente il connubio fra forma e colore e il guizzo dell’intuizione controllata. Non nuovo quindi, ma a disposizione, un tracciato complementare, se non primario, da utilizzare volta per volta quando sia necessario. O impellente.
E poiché conosciamo bene le incursioni di Vici a saccheggiare corruschi paesaggi resi teneri da una massa di colori a volte tersi a volte spessi e materici, che costruiscono segni e linee di profondità realistiche in funzione di una capacità narrativa appagante, approfittiamo di questi transiti senza problemi o paure.. Questi passaggi provengono dall’inquietudine, suppongo. Certo se così fosse, ci troveremmo a nostro agio, poiché sappiamo essere l’inquietudine la molla di tutte le sofferenze espressive di un artista; e possiamo prevedere in prospettiva la gioia di poter fruire di opere compiute e sincere. Inevitabile nel proseguire incessantemente la sua ricerca, il modificarsi nei dipinti di Vici dei vincoli della costruzione grafica per dare forza alla potenza del colore, abbandonando le strettoie della realtà fisica ed esplodendo in una libertà di cui si appropria in alcune opere, nel gesto costruttivo, nel semplice consenso della materia applicata, risolvendo egregiamente i pericoli della disarmonia e prescindendo da ogni residuo timore o vincolo. In punto, la nostalgia per le passioni del tempo di recente passato, o più lontano passato, lo riporta alla frequentazione degli stages di Pedro Cano, nell’ambito e nell’uso dell’acquerello che come linguaggio gli offre l’opportunità di nuovi consapevoli approfondimenti all’ombra di un Maestro tanto amato. E questa esperienza ha dato inevitabilmente più forza e cospicua sicurezza a quella ricerca sul corpo umano che Vici negli ultimi periodi creativi ha espresso quale tema preponderante
della sua realtà espressiva. Infatti dagli iniziali abbozzi all’acquerello ad una severità di toni che prelude alla corposità necessaria, fino al passaggio successivo, fino cioè all’uso della tradizionale pittura a olio, utilizzando la dimestichezza acquisita. E questi nudi pesanti e scavati recano il segno di dolorose riflessioni, riscritture possibili solo con una preparazione magistralmente assorbita.

Recentemente invitato a visitare la Cina per uno stage di contatto con le realtà figurative orientali, nello scorcio di nuove aperture verso un mondo affascinante, Vici assimila atmosfere e schemi di cui si appropria velocemente esternandone poi il grande fascino in una serie di dipinti di grande qualità. E questa nuova esperienza fa ormai parte del suo bagaglio espressivo arricchito sempre più, com’era già avvenuto per l’impegno sugli studi dell’incisione e della litografia, che Vici praticò per lungo tempo traendone gli elementi di cui si servì per una serie d’incisioni ineffabili.

Un artista completo quindi, felice nella serenità di un convincimento, anche e specialmente quando l’ambito che lo ospita si rivela ostico e impenetrabile.